Romania: famiglie rom trattate come rifiuti

Postato da admin Non ci sono commenti giovedì 11 febbraio 2010

In Romania, le famiglie rom vengono sgomberate dalle loro abitazioni contro la loro volontà. Quando questo accade, non perdono solo la casa, ma tutti i loro beni, le relazioni sociali, l’accesso al lavoro e ai servizi pubblici.

Quando le autorità offrono loro un’alternativa si tratta, il più delle volte, di abitazioni precarie prive di servizi igienici, acqua, riscaldamento o elettricità. Negli ultimi anni, le comunità rom sono state sgomberate e trasferite vicino a discariche, impianti di trattamento di liquami o zone industriali nelle periferie delle città.

Le modalità con cui effettuati gli sgomberi forzati, senza un’adeguata consultazione, notifica e individuazione di un’idonea sistemazione alternativa, perpetuano la segregazione su base etnica e violano gli obblighi internazionali della Romania.

Dal 2004, circa 75 persone rom, tra cui famiglie con bambini piccoli, vivono in casupole di metallo e baracche nei pressi di un impianto di trattamento di liquami a Miercurea Ciuc (Csíkszereda), nella Romania centrale. Sono stati trasferiti in quella zona, considerata inagibile, dopo essere stati sgomberati da un edificio fatiscente, nel centro della città.

È stato detto loro che lo spostamento sarebbe stato temporaneo, ma dopo sei anni il loro diritto a un alloggio adeguato continua a essere violato.

Erzsébet, che vive tuttora nei pressi dell’impianto insieme al marito e a nove figli, ha descritto ad Amnesty International com’è la vita nella casupola di metallo: “È stretta, quando ci mettiamo tutti a dormire non c’entriamo. Non possiamo fare un bagno, non possiamo lavarci. È troppo piccola. Non vogliamo che ragazze più grandi facciano il bagno di fronte al loro padre.”

Le casupole di metallo e le baracche temporanee si trovano all’interno della zona di protezione di 300 metri che secondo la legge deve separare le abitazioni da materiali potenzialmente tossici.

Ilana ha raccontato ad Amnesty International: “Le case sono piene di quella puzza. La notte i bambini si coprono la faccia con i cuscini. Quando sentiamo quella puzza non vogliamo mangiare. Un figlio è morto a quattro mesi, non voglio perderne altri.”

L’incubo, per queste famiglie rom, dura da sei anni. È giunto il momento per le autorità locali di fornire loro un’abitazione adeguata vicino a servizi e infrastrutture, in un luogo sicuro e salubre.

[FONTE]

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