Giornata del dialogo interculturale / Ai giovani il diverso fa paura

Postato da admin Non ci sono commenti venerdì 25 settembre 2009

Chi è l’altro? Il diverso, l’emarginato, colui che genera pericolosità sociale? Nella classifica dell’alterità spiccano il rom, il disabile e l’omosessuale. La pensano così molti tra gli studenti studenti di liceo o di istituti professionali, emiliani, veneti, toscani e pugliesi, un campione di 1400 fra loro analizzati dagli esperti della Fondazione Intercultura, ha assimilato la paura e il sentirsi distante, dal diverso da se.

Dati che diventano un’emergenza , e mettono a disagio tutti coloro che in Europa oggi s’impegnano per celebrare la Giornata del Dialogo Interculturale eventi in 70 città italiane, e altrettanti per ogni Paese dell’Unione Europea. A Milano 150 studenti dibattono all’Auditorium delle Scuole Civiche, a Roma in un incontro nella cornice istituzionale del Circolo Montecitorio si dibatterà proprio dei risultati della ricerca.

Le priorità date alle politiche per la sicurezza, rispetto a quelle per il lavoro e per l’istruzione hanno raggiunto i più giovani tra gli italiani. Infatti, commentano gli esperti che hanno lavorato all’indagine , se in ambito europeo per tutti gli adolescenti le prime tre preoccupazioni sono di tipo economico (disoccupazione, costo della vita, welfare) e l’immigrazione è rilevante solo per una percentuale al di sotto del 10%, per i nostri lo è per il 19 %.

I ragazzi sovrastimano numericamente gli immigrati: in città come Parma, Reggio Emilia, Vicenza, dove la presenza d’immigrati è intorno al 10 %, sono certi che siamo anche oltre il 30%.

“Secondo me gli stranieri più discriminati sono gli zingari, quelle persone che sono, le vediamo più spesso ai semafori, in via Anelli, perché li vediamo come una persona che non fa niente, come i rom che vivono in questi… non so come chiamarli i campi… degli accampamenti” ha affermato una studentessa veneta. Le posizioni sono particolarmente radicali e al limite della disumanità, soprattutto nei confronti degli “gli zingari” . “E in questi casi non si va troppo per il sottile distinguendo tra popolazioni sinti e rom”, riferiscono da Intercultura.

Sono convinti che essere rom sia una condizione di svantaggio nell’87% dei casi, con picchi che sfiorano il 90% nella provincia di Vicenza. Tra le affermazioni più diffuse: ” Possono venire qua lavorare ma avere il diritto di voto mai! A casa sua possono fare quello che vogliono ma fare una moschea no!”.

Per gli studenti liceali intervistati essere di origine Rom, o diversamente abili, o omosessuali costituiscono i fattori di maggiore esclusione tra le categorie sociali . Essere disabile è un importante fattore di esclusione per il 78% della media italiana ed il 79% di quella europea.

Il dato più rilevante, l’indagine lo ha riscontrato nei licei scientifici emiliani dove a considerare il portatore di handicap un emarginato è il 93,38% . Negli istituti professionali emiliani questa percentuale scende al 70,31%. A seguire il Veneto dove la percentuale di svantaggio si sposta da un 91,73% nei licei ad un 76,37% negli istituti professionali, e in Toscana dove i dati oscillano tra il 90,41% dei licei ed il 64,02% degli istituti professionali.

Percentuali più basse in Puglia con un indice pari al 85,41% nei licei , ed un indice pari al 63,00% negli istituti tecnici.

La percezione dell’omosessualità come condizione di svantaggio Italia raggiunge il 63%, nella media Europea si ferma al al 54% . A sorpresa è in Toscana dove si registra il livello più alto di chi considera l’omosessualità un handicap , con l’84,58% nei licei e il 61,09% negli istituti tecnici. A seguire la Puglia con una percentuale pari all’ 81,98% nei licei, e pari all’ 60,01% negli istituti tecnici, ed il Veneto con l’80,77% nei licei e il 73,84% negli istituti tecnici. La regione italiana con il tasso di svantaggio più basso, rispetto all’omosessualità è l’Emilia con una percentuale dell’80,09% nei licei e dell’88% negli istituti tecnici.

[FONTE]

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