VIOLETTA, CRISTINA E GLI INDIFFERENTI

Postato da admin Non ci sono commenti martedì 22 luglio 2008

dijanaVioletta e Cristina Ebrehmovic, due bambine rom sono annegate a Napoli vicino Pozzuoli.
Avevano 12 e 11 anni ed erano di origine slava.
Ora queste due bambine non potranno più essere vendute come la loro coetanea di Brescia e sposarsi a dodici anni, non potranno mai più essere costrette a elemosinare o a commettere piccoli
furti, non potranno più rubare i bambini alle brave mamme napoletane, non saranno rappresentate nei disegni dei bambini di Ponticelli come cattivi da bruciare.
Dunque va tutto bene. Non c’è bisogno di agitarsi, di lasciarsi andare al sentimentalismo o, peggio che mai, ai sensi di colpa per una morte che poteva essere evitata se solo qualche bagnante in più si fosse distratto dalle sue occupazioni. Questa volta nell’acqua non c’erano i bambini italiani e fuori
non c’era il solito extracomunitario generoso disposto a morire pur di salvarli come è successo spesso. Questa è tutt’altra storia. Questa volta dal mare vengono estratti due piccoli corpi dalla pelle scura, che forse hanno pure infastidito gran parte dei bagnanti offrendo loro qualche cianfrusaglia.
Fuori dal mare, vicino a chi è intervenuto salvando due altre bambine del piccolo gruppo, ci sono le persone «normali» che continuano a prendere il sole, che sorseggiano una bibita fresca e chiamano i
loro amici e parenti con il loro cellulare ultimo modello a pochi metri dai corpi senza vita di due piccole zingare che volevano fare un bagno in una calda giornata d’estate e divertirsi come tutti i bambini del mondo.
Di fronte a questo fatto, come a tutti quelli che si sono succeduti in questi ultimi mesi, io mi ripeto la stessa domanda, una domanda dolorosa: l’indifferenza delle persone «normali» di fronte a questa tragedia a cosa è dovuta? È possibile che sia dipesa dal fatto che erano annegate «solo» due bambine rom? Oppure ormai questa società è diventata un enorme tritacarne che macina qualsiasi orrore? Di solito in questi casi ci si interroga sulle responsabilità. Di chi sono: della società, della politica, dei media? Se c’è qualcuno che ancora lo vuole fare forse è bene che però parta da se stesso, perché ciascuno di noi si deve interrogare sulla sua parte di responsabilità, sulla sua indifferenza, sul suo egoismo, senza aspettare che sia sempre un qualche ente esterno, in questo
caso il portavoce dell’alto commissario dell’ONU per i rifugiati che si indigni.
Nel frattempo Violetta e Cristina non potranno più subire gli sgomberi, i roghi dei campi, i loro
giocattoli non saranno più distrutti dalle ruspe, non avranno più il terrore che i poliziotti vengano per accertare la loro appartenenza religiosa ed etnica e a prendere le loro impronte digitali.

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